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Curiosa e appassionata esploratrice di gusti, visioni e pensieri.

Choco moment

Anche quest’anno, come dalla notte dei tempi, l’inverno ha imposto la sua freddezza sempre più gelida e tagliente, avvolgendo tutto con oscurità e nebbia. Sapete che vi dico: che bello! A scanso di equivoci voglio subito precisare che, pur non essendo una tipa cupa e solitaria, l’inverno mi piace. Forse, come dice mia madre –meglio nota come ‘Mer Pasq- sarà perché sono nata a Gennaio e di conseguenza mi ritrovo nel mio elemento.

Certo il caldo facilita viaggi, incontri e scambi vari, ma alzi la mano chi non adora ronfare calorosamente avvolto da un pesantissimo piumone, sbellicarsi dal ridere, bere e cantare stando davanti al fuoco (mi sa tanto che si nota il mio passato Scout…). E soprattutto, quanti di voi hanno il coraggio di rinunciare a tanti dolci per scaldarsi e alla regina dell’inverno: sua maestà la cioccolata calda?
Io no di certo infatti, oltre al classico Ciobar –originale e pseudo che sia- ho deciso di avere un appuntamento fisso con la dolce bevanda, una volta a settimana, sempre in un posto diverso, e di stilare una sorta di giocosa classifica del mio Choco moment.

Munitevi di plaid, borsa d’acqua calda, tazza di cioccolata e lasciatevi trasportare dalla scioglievolezza che sta per schiudersi alla vostra vista. Degustate il tutto con gli occhi e poi, abbandonato il kit casalingo di sopravvivenza al freddo, andate di persona ad assaporare le bontà cioccolatose che sto per svelarvi.

Ritorno di stile

Sabato 13 Marzo ci riproponiamo la missione naufragata la scorsa settimana: comprare il joystick per la Wii. Questa volta l’Unieuro era aperto ma, invece che con il joystick, ne siamo usciti con un nuovo paio di cuffie. Per premiarci ci siamo diretti verso uno dei bar che Domenica scorsa era chiuso, il Max caffè. Sfidando il freddo ci siamo accomodati ai tavolini fuori, un brivido di paura rabbia e delusione mi ha insensatamente colta quando la cameriera, molto carina e gentile, ci ha detto che di sicuro la macchina della panna era stata spenta e non era certa fosse in funzione quella per la cioccolata. Poi è sparita, senza darci risposta né aggiornamenti a riguardo. La lunga attesa all’esterno ci ha fatti gelare così, un po’ per scaldarci un po’ per monitorare la situazione, ci siamo spostati all’interno. Meno male!

La saletta è piccola e accogliente, il legno scuro di tavoli e sedie, il blu cobalto delle tovaglie, le maioliche che ricoprono tutto il grande bancone, danno un’aria di calore e buongusto semplice e diretto. Tempo due minuti arriva la cameriera con due belle cioccolate e un piattino con sei biscottini di tre diversi tipi: al burro, ferro di cavallo e doppio con la cioccolata al centro. Tutto è buonissimo e gustoso, sul tavolino per fortuna tanti tovaglioli, blu cobalto come la tovaglia, ci sono venuti in soccorso.

Non ho molto altro da dire se non che la musica è appropriata all’ambiente e crea una bella atmosfera, il personale è gentile, il servizio non speciale ma attento al cliente, il prezzo onesto, 8€ in due.
Max caffè se la contende con Terra terra: 4.

Sosta di fortuna con sorpresa

Quella di Domenica 7 Marzo è stata una strana sosta cioccolatosa. In realtà la vera missione del pomeriggio era consumare in tempo il buono di 10€ all’Unieuro destinato all’acquisto di un joystick per la Wii ma, contrariamente alle aspettative, l’Unieuro era chiuso. Solo una gran buona cioccolata calda poteva sollevare l’umore. Vaghiamo alla ricerca di un posto che potesse soddisfare il nostro palato. Invano i nostri sguardi si posano su insegne, vetrine e tavolini all’aperto sperando di vedere una luce accesa o qualsiasi altro segnale di presenza umana. Possibile che la Domenica i bar siano chiusi? Assicurano il rifornimento di pasticcini e gelato per il pranzo e poi chiudono i battenti. E proprio quando il nostro animo turbato si divideva tra la volontà di cercare ancora e la rassegnazione di tornare a casa, il pericolo di cedere alla seconda si allontanava: i nostri occhi hanno puntato le luci di un bar, andiamo!

Essendo sotto i portici di Via Capruzzi e quindi vicino la stazione, il Fida mi ha messa in guardia sulla possibile frugalità del servizio e sulla spartanità dell’ambiente, ma è l’unica occasione per bere una cioccolata calda e decidiamo di correre il rischio. In effetti il posto non eccelle per la classe: la Bresserie è un bar, bello e grande, che accoglie i viaggiatori in sosta per qualche minuto o i ragazzi che si trovano lì per caso (un po’ come noi), ma la musica della radio che passa quel che capita e la pubblicità di win for life imperante sulle pareti, può dare l’idea di quanto questo bar sia stato un posto di fortuna.
Ma se è vero che non è tutt’oro quel che luccica, è anche vero che dal letame nascono i fior, o quantomeno l’apparenza inganna. Infatti, nonostante il bar qualunque e l’uomo obeso che si esalta per un’esigua vincita al videopoker, finora la Brasserie è l’unico posto da noi testato dove abbiano servito la cioccolata Eraclea.

Io e il Fida sfogliamo il ricco elenco di varietà cioccolatose e decretiamo la nostra scelta: bianca al pistacchio per lui, bianca al limone e pinoli per me. Memore della cioccolata Eraclea gustata a Mattinata qualche anno fa, pregusto il sapore delle mini meringhe, mini cioccolatini e zuccherini che, disposti nelle sezioni esterne di un piatto, sapevano di doversi tuffare nelle tazze calde e golose. Invece ci siamo dovuti accontentare di mini biscottini che, seppur ottimi, abbiamo acquistato a parte, due pacchettini da 21g.

La cioccolata buona, ma la bianca non dà la soddisfazione che solo quella classica può e riesce a regalare. Mentre la tavolata alle nostre spalle si accordava su malcelati incontri osé, decidiamo di andare via, insoddisfatti.
9€ e punteggio 2.

Non è tutt’oro quel che luccica

Il primo mese del 2010 si è concluso con una giornata ricca e divertente. Dopo settimane di posticipo è finalmente arrivato il momento di far visita a Darwin. Da qualche mese il castello svevo di Bari ospita una mostra su Darwin in occasione del bicentenario dalla sua nascita. Tra lettere private, stralci di vita quotidiana della famiglia Darwin, insetti, invertebrati e primati, il pomeriggio è stato all’insegna della riconferma di quanto sia meravigliosa e ricca la natura.

Con lo stupore negli occhi e la soddisfazione di aver visto un’esposizione di notevole qualità, io e il Fida decidiamo di premiarci con una cioccolata calda. Consapevoli di essere dei primati sì, ma evoluti e dal palato raffinato, scegliamo un posto che ci faccia sentire parte di un’evoluzione anche di stile e gusto: il caffè letterario Dolc&amaro.

Superata una massiccia porta di legno attraverso la quale si riesce a scorgere una parte dell’interno, tanto quanto basta a convincerti che “è troppo raffinato per noi”, il mio sguardo è catturato da un pianoforte a coda che si staglia quasi nel mezzo della sala, una parete/libreria che invita a consultare i volumi che custodisce, poltrone imperiose attorno a tavoli lucidi e laccati, scaffali e credenze luccicanti che ammaliano con il loro tesoro di borse preziose e monili ricercati. Ovviamente dai prezzi proibitivi.
Con soggezione scegliamo il posto in cui le nostre umili membra oseranno sostare per circa una mezz’oretta. E finalmente, per la prima volta nella mia esperienza di bevitrice di cioccolata calda fuori casa, una gentil ragazza ci porge il menu. Contenta e sorridente mi precipito alla pagina dedicata alla caffetteria e, finalmente, un elenco variegato di cioccolate. Da quanto aspettavo questo momento! Tra le tante il Fida ha scelto la cioccolata all’aroma di vaniglia mentre io ho osato di più. Come per i libri, purtroppo o per fortuna, per qualsiasi cosa mi lascio guidare dalla copertina, dal titolo, insomma dall’aspetto, e anche in questo caso la mia scelta è stata influenzata dai nomi delle cioccolate. La mia preferenza è caduta sull’esotica cioccolata dell’impero celeste. L’audacia del mio osare per tutto il tempo dell’attesa ha convissuto con la paura di aver scelto una schifezza: cioccolata con thè al gelsomino sarà anche un’accoppiata inedita ma non necessariamente ha un sapore buono.

Tra inutili ripensamenti e sfottò del Fida, arriva la dolce bevanda. L’ottimo sottofondo musicale sembra assumere tonalità più persuasive e imperiose, come a confermare l’ottima scelta. Ma, sacrilegio dei sacrilegi: nessun biscottino accompagna la cioccolata. Pausa di riflessione, sguardo interrogativo e, c’è da ammetterlo, delusione. Il sapore inaspettatamente buono dell’impero celeste e la nota di vaniglia dell’altra bevanda calda non eclissano lo stupore per la mancanza del piattino con i pasticcini che finora ha sempre accompagnato le nostre soste cioccolatose.

Il posto elegante e ricercato, la presenza di un menu e di un’ampia scelta di cioccolate calde, la musica davvero appropriata al posto e di buon gusto non eclissano la delusione per la mancanza di un altrettanto dolce accompagnamento e anzi lo stupore è d’obbligo considerando che, ciascuna cioccolata calda l’abbiamo pagata ben 4.00 €, escluso il coperto di 1.00€, totale 10.00€ per due cioccolate calde. Decisamente troppo.
Peccato, avrebbe potuto ottenere il massimo ma il mio voto è 3.

Con l’esperienza si migliora

Come per tutte le situazioni della vita, anche in questa missione gustosa vale il motto secondo il quale si migliora con l’esperienza. Usciti dalla gelateria, vi condurrò adesso in un altro posto ben più intimo.

Quella di Sabato 19 Dicembre è stata una serata davvero fredda, tanto da far presagire la neve, quindi abbiamo deciso di cenare a casa e poi, eventualmente, affrontare il vento gelido per curiosare un po’ in giro. In realtà il Fida da qualche giorno mi parla di un posto nuovo che a me piacerà un sacco, e “ti devo portare, una volta che restiamo fuori dopo il lavoro andiamo a cena lì, sì sì, il Fida ha pensato a tutto, una sera ti farò una sorpresa…” e roba così. Ovviamente la curiosità è donna (ma non l’ho già detto?!), e anche la sottile arte di fiaccare l’uomo che si ha accanto con richieste insistenti e diverse che solo apparentemente non centrano nulla tra loro ma che, una volta raggiunto l’obiettivo, si rivelano in tutti i loro legami. Il mio Fida ha imparato a sue spese che si cela sempre una fitta trama dietro le mie richieste, ma io non rinuncio al gusto di illudermi, ogni volta, che lui non capisca… ok, mi fermo, sto sfiorando una lezione sulla psicologia di coppia.

Insomma, alle 22:00 circa del suddetto Sabato sera la mia richiesta è stata:”Amò, ci prendiamo una cioccolata calda?” E la risposta non si è fatta attendere:”Certo ……..!” (nomignolo irripetibile.) Ed è stata l’occasione per mostrarmi, finalmente, il posto di cui mi stava parlando da giorni: Terra terra.

Ora, con un nome così ci si aspetterebbe un locale alla buona, che so, una trattoria di piatti tipici frequentata da gente verace del posto. Fortunatamente anche questa volta ho sottovalutato il gusto del Fida. Già, perché contrariamente a quel che il nome ispira, Terra terra è un locale molto intimo e accogliente. A differenza di quanto era successo alla gelateria Catullo, la nostra entrata in questo posto nuovo è stata più titubante.

Primo interrogativo: ma si può ordinare la cioccolata calda?

Secondo interrogativo: si può parlare a volume di voce normale?

Motivo del primo dubbio: sin dall’esterno sono visibili lavagnette e menu che elencano cibi tipici, primi piatti, contorni, vini, frullati, tutto ma non cioccolata. I pochi, essenziali e chiari mobili sono resi caldi da grandi lampade arancioni che, partendo dal soffitto, si allungano fin quasi a sfiorare le teste di chi è seduto. Ok, la mia non la toccherebbero mai, dovrebbero allungarsi troppo di più. La cosa che subito mi ha colpita sono stati i tavoli, solo cinque, ciascuno con le sue sedie verdi, marroni e grigie, oppure posti a sedere su di una lunga panca rivestita di tessuto verde. La cucina a vista infonde fiducia e genuinità dei cibi. Il Fida dice che per testare la cura dei dettagli di un posto è fondamentale vedere il bagno. Diciamo che sono d’accordo, ma ho rimandato il test ad un’altra volta perciò ora non saprei descrivervi il bathroom. Tornando all’argomento di questo paragrafo: il posto è delizioso, ma dà più l’idea di uno slow food per buongustai salutisti dove, però, sembra non esserci posto per la cioccolata calda.

Motivo del secondo dubbio: sebbene tutti parlino, sembrano farlo ad un volume tale che uno starnuto soffocato potrebbe indurre tutti a dire:”Salute!”. Fantastica rilassatezza.

Dopo esserci accomodati, naturalmente io di fronte il bancone bar con la visuale della porta alla mia sinistra, abbiamo chiesto al cameriere se si servisse la cioccolata calda. A quanto pare non solo noi, ma anche lui aveva dubbi a riguardo. Si è prontamente confrontato con il suo collega e ha detto sì. Meno male! La mia seconda domanda l’ha messo di nuovo in difficoltà: “Avete anche cioccolata fondente o solo al latte?”. Consueta puntatina dal collega e:”Abbiamo quella normale”. Va bene, sopporterò. Forse per rimediare alla mancanza di varietà cioccolatose, ha subito aggiunto:”Volete un dolce?” e al sì mio e del Fida il ragazzo che ci ha serviti è stato lieto di illustrarci le varietà di torte, muffins e biscotti fatti rigorosamente da loro, per niente un dettaglio quest’ultimo. Fatta la nostra scelta –pan di spagna agli agrumi- il ragazzo è stato contento della nostra risposta. Peccato che gli ho teso involontariamente un piccolo scherzo di cui si è poi vendicato: abbiamo detto di no all’acqua che voleva offrirci, abbiamo detto di sì alla stessa offerta del suo collega e, quando ha visto il decanter da 1,5 l d’acqua sul nostro tavolo, avvicinatosi con sorriso dispettoso ha detto:”Ah! Adesso avete cambiato idea sull’acqua!” e io, più birichina:”Sì, ora sì”. Ma non c’è stato alcun affronto.

Pochi minuti dopo la tenzone giocosa, il collega rivale ci ha portato cioccolata calda e pan di spagna agli agrumi. Per fortuna in sottofondo non c’erano le chiacchiere casalinghe ma una musica ambient molto gradevole che, alla vista di quell’accoppiata…vabbè, mettiamoci pure la caraffa e i sottobicchieri di legno colorato con i fiorellini, ha avvolto non solo le mie orecchie ma tutto il capo in un turbine di scioglievolezza che mi preparavo a gustare. Rispettoso inchino alla bontà.

Ottima la cioccolata, ottima l’idea (mia) di portare un pezzetto di dolce sulla tazza tenendolo con la forchetta e, con il cucchiaio nell’altra mano, far colare la cioccolata calda sul pan di spagna agli agrumi –da sottolineare l’accostamento vincente del dolce della cioccolata con il gusto leggermente agre della torta, ottimo il sottofondo musicale, ottimo il servizio: i ragazzi sono attenti ai clienti e, se possono, cercano di instaurare un dialogo, come è successo con noi.

Purtroppo però sono aperti la sera solo nel periodo natalizio, di norma lavorano a colazione e a pranzo e, purtroppo, non hanno una varietà di cioccolate calde.

Per questo, e solo per questo, il mio voto è 4.

Iniziazione

La prima cioccolata calda di questo inverno 2009 l’ho bevuta in ufficio quando, colti dall’abbioccho pomeridiano e messi in difficoltà anche dal freddo, io e i miei colleghi abbiamo deciso di scaldarci con una bevanda calda: la cioccolata. Mi limito a dire che quella del bar sotto l’ufficio era…bhe, almeno ci ha scaldati.

Non sapevo ancora che sarebbe stato l’inizio di una consuetudine da coltivare fuori dall’ambiente di lavoro. Il Sabato di quella settimana, giorno 12 Dicembre, io e il Fida abbiamo deciso (in realtà l’ho un po’ costretto) di bere una tazza di cioccolata calda nel primo posto ci fosse capitato a tiro. Toh, guarda là, c’è Catullo, andiamo!

La consuetudine con la gelateria Catullo ci ha permesso di individuare subito la zona tavolini, adocchiarne uno e impossessarcene prima che diventasse la preda di un altro avventore delle 19:00. Vittoria, il tavolino è nostro!

Non so voi, ma quando entro in un qualsiasi locale, un particolare per me importante per vivere bene la mia sosta è la scelta del posto. Devo sedermi di fronte alla porta d’entrata, o comunque sempre in una posizione tale da tenere sotto osservazione chi entra, chi esce e cosa succede. Impicciona? No, direi solo curiosità femminile! Questa digressione per dirvi che anche questa volta mi sono seduta di fronte l’entrata ma, tra me e la porta, c’era un grande frigorifero che esponeva con orgoglio torte e pasticcini e delizie così, invece di apprendere dettagli di moda dalla gente che trafficava nella gelateria, ho cominciato a chiedermi che gusto avessero quelle leccornie e quali occasioni avrei potuto sfruttare per assaggiarle. Mentre io mi perdevo in queste vitali riflessioni, il saggio Fida aveva ordinato: due cioccolate calde di cui una con la panna. La mia.

Il servizio è stato molto celere: dopo pochi minuti una ragazza con cappellino a visiera e grembiulino scuro si è presentata a noi sorridendo ed esponendo un vassoio con le due cioccolate e un piattino con quattro, inattesi, biscotti al cioccolato. E gioia fu!

Le due tazze erano così grosse e colme che, al confronto, quella del bar sotto l’ufficio pareva un misero dosatore del latte, quello che si usa per preparare le torte in casa. La panna strabordante dalla mia tazza mi rendeva fiera della scelta ed ero pronta ad avventarmi su quel candore quando, ahimè, ho cominciato a pentirmi. La cioccolata del Fida era nera, scura, intatta; la mia in più aveva la panna, ma così la cioccolata si era macchiata. Superato questo particolare che non avevo calcolato, comincio a gustare la bevanda. Mmhhhh! Buona buona buonissima! Acchiappo uno dei quattro inattesi biscotti al cioccolato e… sì, buono, ma troppo cioccolatoso. Ok, lascerò gli altri tre al Fida che ringrazia per la generosità.

Avrei voluto assaporare la cioccolata calda ascoltando bella musica, ma ho dovuto accontentarmi dei racconti di signore e famiglie che ci circondavano e avevano deciso di renderci in qualche modo partecipi delle loro situazioni quotidiane. Ma va bene uguale! Soddisfatti chiediamo il conto e andiamo via.

Il posto è ordinario, una normale gelateria, il servizio è stato buono, c’è stata la sorpresa dei biscotti e il prezzo davvero ottimo, €2,00.
Voto: 2.