La prima cioccolata calda di questo inverno 2009 l’ho bevuta in ufficio quando, colti dall’abbioccho pomeridiano e messi in difficoltà anche dal freddo, io e i miei colleghi abbiamo deciso di scaldarci con una bevanda calda: la cioccolata. Mi limito a dire che quella del bar sotto l’ufficio era…bhe, almeno ci ha scaldati.
Non sapevo ancora che sarebbe stato l’inizio di una consuetudine da coltivare fuori dall’ambiente di lavoro. Il Sabato di quella settimana, giorno 12 Dicembre, io e il Fida abbiamo deciso (in realtà l’ho un po’ costretto) di bere una tazza di cioccolata calda nel primo posto ci fosse capitato a tiro. Toh, guarda là, c’è Catullo, andiamo!
La consuetudine con la gelateria Catullo ci ha permesso di individuare subito la zona tavolini, adocchiarne uno e impossessarcene prima che diventasse la preda di un altro avventore delle 19:00. Vittoria, il tavolino è nostro!
Non so voi, ma quando entro in un qualsiasi locale, un particolare per me importante per vivere bene la mia sosta è la scelta del posto. Devo sedermi di fronte alla porta d’entrata, o comunque sempre in una posizione tale da tenere sotto osservazione chi entra, chi esce e cosa succede. Impicciona? No, direi solo curiosità femminile! Questa digressione per dirvi che anche questa volta mi sono seduta di fronte l’entrata ma, tra me e la porta, c’era un grande frigorifero che esponeva con orgoglio torte e pasticcini e delizie così, invece di apprendere dettagli di moda dalla gente che trafficava nella gelateria, ho cominciato a chiedermi che gusto avessero quelle leccornie e quali occasioni avrei potuto sfruttare per assaggiarle. Mentre io mi perdevo in queste vitali riflessioni, il saggio Fida aveva ordinato: due cioccolate calde di cui una con la panna. La mia.
Il servizio è stato molto celere: dopo pochi minuti una ragazza con cappellino a visiera e grembiulino scuro si è presentata a noi sorridendo ed esponendo un vassoio con le due cioccolate e un piattino con quattro, inattesi, biscotti al cioccolato. E gioia fu!
Le due tazze erano così grosse e colme che, al confronto, quella del bar sotto l’ufficio pareva un misero dosatore del latte, quello che si usa per preparare le torte in casa. La panna strabordante dalla mia tazza mi rendeva fiera della scelta ed ero pronta ad avventarmi su quel candore quando, ahimè, ho cominciato a pentirmi. La cioccolata del Fida era nera, scura, intatta; la mia in più aveva la panna, ma così la cioccolata si era macchiata. Superato questo particolare che non avevo calcolato, comincio a gustare la bevanda. Mmhhhh! Buona buona buonissima! Acchiappo uno dei quattro inattesi biscotti al cioccolato e… sì, buono, ma troppo cioccolatoso. Ok, lascerò gli altri tre al Fida che ringrazia per la generosità.
Avrei voluto assaporare la cioccolata calda ascoltando bella musica, ma ho dovuto accontentarmi dei racconti di signore e famiglie che ci circondavano e avevano deciso di renderci in qualche modo partecipi delle loro situazioni quotidiane. Ma va bene uguale! Soddisfatti chiediamo il conto e andiamo via.
Il posto è ordinario, una normale gelateria, il servizio è stato buono, c’è stata la sorpresa dei biscotti e il prezzo davvero ottimo, €2,00.
Voto: 2.

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